Effetto Cobra



Avete presente quando una vostra amica vi dice di essere innamorata di un uomo che a parlarci cinque minuti, non capite da dove derivi tutto quel trasporto? Avete presente che se la prima impressione si rivela negativa, anche la ventisettesima non è da meno, che vorreste dire alla vostra amica che in quell’essere non c’è uno straccio di cuore nemmeno a farlo operare da un cardiologo bravo? Ecco.
Avete presente quando qualcuno che vi sta a cuore deposita tutti i suoi risparmi alla BIAC, Banca Investimenti A Cazzo? Che voi così, ad occhio, a quell’istituto di credito non avreste dato manco il vostro fazzoletto di carta usato numerose volte? E provate a persuaderlo di andare via prima che fuggano col malloppo ma lui nulla? Ecco.

E quando un amico comune vuole a tutti i costi che vi piaccia un suo, di amico? E provate per lui repulsione, anzi, diciamocela tutta, lo definite britannicamente e con finezza “uno stronzo manipolatore fatto e finito” e lo dite al vostro amico? Ecco.
In questi e in migliaia di episodi similari, l’effetto è sempre uguale al novantanove per cento dei casi e mi sbilancio per difetto. Che appena dite la vostra opinione, ottenete l’effetto contrario, siete in malafede, siete invidiosi, infantili e vedete sempre il male ovunque. Che volete tarpare le ali e siete malpensanti. Puntualmente chi avrete consigliato farà l’esatto contrario, anzi, lo farà con più ostinazione.

Ebbene, questo fenomeno ha un nome. L’ho scoperto poco tempo fa e magari ci faccio pure la figura del peracottaro perchè lo sapevate tutti e io no.
Si chiama effetto Cobra. Si vuole fare una cosa utile e invece si ottiene il disastro. Il nome viene preso da un fatto avvenuto in India. Un governatore doveva contrastare la proliferazione dei cobra, che erano molto pericolosi in quel momento per la popolazione e il bestiame. Decise quindi di mettere un importo in denaro, da dare a tutti quelli che portassero i corpi dei serpenti al suo cospetto. Più ne prendevano, più alto era il compenso. Soltanto che chi intascava le rupie, aveva capito che l’affare conveniva. Allora cominciarono a proliferare gli allevamenti di cobra clandestini, per far riprodurre l’animale e poi portarne il cadavere per i soldi. Una barbarie senza fine, tra parentesi, verso comunque delle bestie che altro non fanno che aderire ad una catena alimentare.

Quando il governatore capì l’antifona, sospese il pagamento. E se aveva fatto una minchiata iniziale, la chiuse trionfalmente. Infatti, una volta persi di valore, i serpentelli non avevano più motivo di essere uccisi, quindi chi li allevava li lasciò liberi. Risultato: i cobra raddoppiarono la loro presenza e la loro oggettiva perniciosità.
Come dicono i greci, O mythos deloi oti, la favola insegna che: quando si vuole fare del bene, a volte è meglio lasciar scorrere tutto naturalmente senza forzare, altrimenti si rischia di fare una minchiata colossale e di avvelenare, come i cobra, i rapporti con gli altri. In ogni caso, per quanto mi riguarda, preferirei avere a che fare con i serpenti veri, almeno so che possono essere pericolosi. Molto meglio che avere serpi in seno, ma di natura prettamente umana.

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