Label Town



Benvenuti a Label Town. 
Il paese delle etichette. Qui tutto deve avere una definizione, dobbiamo stare tranquilli. A Label Town il colpevole passa prima di tutto dall’alta corte del tribunale dei Social. Prima di tutto sarà la tastiera e il suo possessore a decidere della sorte. Tra pena di morte e chi lo vuole innocente. A Label Town, a volte c’è un mostro che fa qualcosa di orribile, allora tutti vogliono che sia subito preso, perchè tra poco c’è la partita e vogliamo guardarcela in pace, mica possiamo stare con il cruccio. Ma nel frattempo abbiamo scritto la nostra, che non si sa mai perdiamo credibilità a non esprimerci.
A Label Town l’indignazione è come la scoreggia, per farsi sentire deve essere rumorosa e volgare, ma poi non si ha tempo di vederne gli effetti, una volta fatta. Se qualche giovane fa qualcosa di male, Label Town si riempie la bocca di valori, famiglia, genitori. Nel frattempo i genitori intervengono dicendo quanto il figlio non avesse mai ucciso nessuno prima, che era la prima volta ed è sempre stato un bravo ragazzo. Spesso si fa cannibalismo, ci sono bellissime trasmissioni pomeridiane, dove si pasteggia col corpo della vittima e si giudica il colpevole, pazienza se poi non era lui, qui bisogna fare in fretta.
Chi ruba ha sempre fiducia nella magistratura, la stessa che pensava di fregare rubando. A Label Town poi, abbiamo la memoria corta. Il processo, il giudizio e la sentenza si fanno su facebook nel giro di pochi giorni, poi non si ha tempo di seguire le notizie, o la magistratura, che tanto si ha fiducia che faccia un buon lavoro.
I colpevoli sono sempre gli altri, quelli che non appartengono al nostro gruppo, si parte da un paese diverso, si arriva al condominio, gli altri, la peggiore specie. Per i reati abbiamo sempre una soluzione, qui, pene esemplari. Fino a quando al giudizio di Label Town non finisce uno di noi, allora abbiamo fiducia. E giustificazioni, per cui c’è una spiegazione. Per cui era a nostra insaputa.
E poi era una brava persona, sorrideva e salutava.
A Label Town si regalano case, conti in banca, non si paga al ristorante, tutto a nostra insaputa. E poi proviamo a chiedere favori, raccomandazioni, che qualcuno ci timbri il cartellino al posto nostro, ma a nostra insaputa.
Facciamo cose che non si possono dire a Label Town, andiamo in posti dove certe cose sono consentite, ci lamentiamo delle libertà negate in altri paesi, dove si ottengono piaceri a poco prezzo, vogliamo le libertà della donna, ma poi abbiamo cifre da record di donne uccise e percosse. Ma i colpevoli sono sempre gli altri. Siamo tutti insegnanti di rispetto e valori, umiltà e virtù. Con armadi capienti e scheletri stagionati come prosciutti.
Se succede un fatto grave, monta una rabbia sorda e cieca, per cui dobbiamo dire quello che pensiamo subito, a volte con tanto odio, che la linea tra noi e chi odia di professione qualsiasi cosa, sembra molto invisibile.
A Label Town attacchiamo etichette, portiamo al giudizio colpevoli, sappiamo che formazione mettere in campo, abbiamo la soluzione giusta per governare, sappiamo come non farci fregare, siamo furbi e arrivisti ma con senso della famiglia. Viviamo bellissime storie d’amore, poi finisce l’orario di lavoro e rientriamo dalla nostra famiglia chiudendo la chat. A Label Town attacchiamo etichette, proprio come si fa con i cadaveri negli obitori, a volte lo siamo un po’ morti dentro. Vieni anche tu, potrebbe ricordarti l’Italia, ma è solo suggestione.

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