E la vita, la vita




E la vita, la vita. E la vita l'è bela.
Una canzone ironica e allegra, perché ognuno l'amarezza la combatte come può.  Anche ridendo. Anche in maniera surreale.
C'è chi dopo un lutto ha fatto l'amore
Chi continua a cantare per ore.
C'è chi chiama un amico lontano.
E gli spiega un progetto un po' strano.
E l'amico magari poi parte, ma dove arriva se parte.
Strano modo a volte di assecondare l'anima,  senza rimorsi, quella di assolversi dalla paura di non farcela. E dirsi che tanto dentro di sé,  c'è la stanza del " prima o poi qualcosa arriva".
La bellezza di quando magari sei veramente a uno sputo dal mollare tutto, poi ti telefona un amico che ti parla di Carlo Marx e della creatività,  oppure che ti viene un'idea bizzarra e chiami chi potrebbe darti una mano. E quello dice subito di sì.
O c'è sempre lì quello che parte.
Che chiama da Barcellona perché sa che ti piacciono le maglie da calcio e te ne sta comprando una.
"Ti pensavo, sono qui, poi te la porto, lavala in acqua fredda". Sempre così,  mesi a non sentirsi e poi una telefonata che pare ieri.
C'è chi passa giornate un po' strane.
C'è chi manda tutto a puttane.
C'è chi in fondo sa avere successo
Chi è rimasto incastrato nel cesso.
E c'è sempre lì quello che parte.
Ognuno combatte il momento difficile come può.
La canzone "e la vita, la vita", cantata da Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto, fu scritta con Beppe Viola. Un giornalista sportivo geniale e dissacrante, morto di emorragia cerebrale a 43 anni. Per quella canzone, Renato Pozzetto fu talmente contento che si sfiló il suo orologio e lo regalò a Beppe.
Beppe lo portò tutta la vita. Al momento dell'addio,  la moglie non pianse, ma prima di salutarlo del tutto, sfiló l'orologio dal polso.
Un momento tragico e il simbolo di una canzone esilarante.
Perché abbiamo strani modi di combattere contro tutte le tempeste. Ognuno a modo suo.
E c'è sempre lì quello che parte, ma dove arriva se parte, ciao.
E la vita, la vita.

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